19 AGO il coach

Noi siamo quello che mangiamo

Il cibo non nutre solo il nostro corpo, ma ha il potere di raggiungere un livello molto più profondo che è quello dei ricordi e delle emozioni. Questa è la ragione per cui tutti noi abbiamo dei cibi che ci gratificano in modo particolare e altri che detestiamo. Molto spesso il motivo dell’amore o del rifiuto verso alcuni alimenti è legato a ricordi del passato che rievocano forti emozioni riuscendo ad influenzare il nostro gusto.
In questo estratto del libro “Estasi culinarie” di M. Barbery, il protagonista, un critico letterario di fama mondiale, parla del suo personale rapporto con il cibo e i ricordi ad esso legati.

“Forse non riuscirò a trovare quello che sto cercando, ma almeno avrò avuto l’occasione di rievocare tutto questo: la carne grigliata, l’insalata machouia, il tè alla menta e le corna di gazzella. Mi sentivo Alì Babà. La grotta del tesoro era questo, il ritmo perfetto, l’armonia scintillante tra elementi di per sé già squisiti, ma la cui successione strettamente rituale rasentava il sublime. Le polpette di carne trita, grigliate nel rispetto della loro compattezza ma per nulla rinsecchite dal passaggio sul fuoco, riempivano la mia bocca di carnivoro professionista con un’ondata calda, speziata, succosa e densa di piacere masticatorio. I peperoni dolci, vellutati e freschi, mi ammorbidivano le papille soggiogate dal rigore virile della carne e le preparavano a un nuovo, potente assalto.
Tutto era abbondante. A tratti bevevamo a piccoli sorsi un po’ d’acqua gassata che si trova anche in Spagna e che invece non ha un esatto equivalente in Francia: un’acqua effervescente, insolente e tonificante, né insipida né troppo frizzante. Quando, finalmente sazi e un po’ storditi, scostavamo i piatti, e per riposarci cercavamo uno schienale di cui la panca era sprovvista, il cameriere portava il tè, lo versava secondo il rituale consolidato e poggiava sul tavolo ripulito al volo un piatto di corna di gazzella. Nessuno di noi aveva più fame ma è proprio questo il bello del momento dei dolci: tutta la loro raffinatezza si coglie solo quando non li mangiamo per placare la fame, solo quando l’orgia di dolcezza zuccherina non soddisfa un bisogno primario, ma ci ricopre il palato di tutta la benevolenza del mondo.
Se oggi la mia ricerca potrà condurmi da qualche parte, forse non sarà molto lontano da quel contrasto: il contrasto inaudito, quintessenza della civiltà stessa, tra l’asprezza di una carne semplice e possente e la debolezza complice di una prelibatezza superflua. Tutta la storia dell’umanità, della tribù di predatori sensibili a cui apparteniamo, si riassume in quei pasti a Tangeri, e di rimando ne spiega lo straordinario potere di suscitare gioia.”

Queste parole cosa ti hanno evocato? Immagini, sensazioni, ricordi….
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Autori: Gemma e Simona, coach Yukendu

Scritto da: Simona Coach Yukendu
  • Federica Zimbello

    Queste parole mi hanno fatto tornare in
    mente mia nonna. Una donna che viveva per cucinare e che pensava che
    qualsiasi situazione della vita potesse essere affrontata meglio
    davanti ad un piatto preparato con amore. La prima domanda che mi
    poneva quando ci vedevamo era: “ Hai mangiato?” e subito dopo: “
    Cosa vuoi che ti prepari?” a prescindere dall’orario della giornata
    e dal mio appetito la mia risposta era sempre la stessa, crema
    pasticcera. Se chiudo gli occhi, sento ancora l’odore di limone e
    cannella che esala dalla tazza sbeccata e vedo ancora il suo
    grembiule sporco di farina…..

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